UZBEKISTAN: La tragedia del Lago d’Aral

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


L’Uzbekistan è un paese duro e antico, ricchissimo di storia e di splendidi monumenti. C’è un angolo, però, che viene fermamente tenuto lontano dal flusso turistico, la regione del lago d’Aral, testimone, nella seconda metà del ‘900, del disastro ecologico forse più grande del secolo, un disastro, per lo più non dovuto a ignoranza o cause naturali, ma ad un’ottusa e delinquenziale volontà politica. Fino alla metà del secolo scorso, il lago era, con i suoi con i suoi 67.000 Kmq (quasi tre volte la Sicilia!), il quarto lago più esteso del mondo. Era formato da acque limpidissimi e pescosissime, che facevano vivere oltre 100.000 famiglie di pesca e turismo, in uno dei più salubri paesaggi dell’Asia Centrale.

 


    

Oggi quel piccolo mare non esiste praticamente più. La sua superficie, infatti si è ridotta di di circa l’80%, grazie alla dissennata decisione dei governanti russi che, negli anni ’60, decisero di sottrargli l’acqua dei due affluenti, il Syr-Darya e l’Amu-Darya, per incrementare nella regione la coltura del cotoneTutti ovviamente sapevano che quell’azione avrebbe in pochi decenni prosciugato il lago, ma la risposta che fu data a chi, sbigottito, chiedeva spiegazioni, fu quella che il lago era un “errore della Natura”, che andava quindi sanato. Negli anni successivi le piantagioni di cotone crebbero a dismisura, e l’Aral, lentamente, si prosciugò, provocando, con l’aumento della salinità, la distruzione di ogni attività lavorativa, in quella che forse è la più grave catastrofe ecologica della nostra epoca.



Quello che resta di un lago bellissimo e fertile è oggi un deserto allucinante, che la gente oggi chiama “Akkum”, cioè “Sabbie bianche”. Oltre al disastro lavorativo la popolazione, grazie allo sciagurato uso di pesticidi e diserbanti, è stata colpita da infinite malattie, molte anche cancerogene: tifo, epatite, dissenteria, addirittura tubercolosi, trasformando il nord-ovest dell’Uzbekistan un vero inferno in terra. Naturalmente sono anni che le autorità dei paesi interessati discutono il sistema migliore per cercare di salvare il salvabile, ma oramai il disastro è fatto e la gente del posto, oramai rassegnata, è giunta a scherzare sulla loro tragedia, dicendo che se ogni esperto che ha visitato la regione avesse portato con sé un secchio d’acqua, il problema sarebbe stato risolto…

 


 

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