UZBEKISTAN: Khiva (le mura)

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


           


Khiva si trova a 30 km da Urgench, nella parte occidentale dell’Uzbekistan. Fino al XIX secolo il suo solo nome evocava immagini di carovane di schiavi, sovrani sanguinari e terribili viaggi nel deserto. Oggi il luogo, immerso nel vasto deserto che costituisce la parte occidentale dell’Uzbekistan, è una città medievale perfettamente ricostruita dai sovietici, ed è diventata una città museo dedicata ai turisti, che forse con un po’ di fantasia potranno, fra bancarelle e musei, immaginare la vera vita di secoli molto lontani. Ciò non toglie che Khiva sia oramai un’immagine obbligata di un viaggio in Uzbekistan e, sia pure con l’immagine un po’ “finta” che le hanno dato i restauri fin troppo meticolosi, riesce a far capire com’era strutturata e come viveva una città asiatica nel suo lontano medioevo.


Secondo la leggenda la città fu fondata da Sem, figlio di Noè, che scavò un pozzo proprio dove sorge ora. Di sicuro abbiamo notizie del luogo fin dall’VIII sec., quando Khiva era una piccola fortezza avvolta da poderose mura e una stazione commerciale ai limiti della Via della seta. Perse importanza quando, tra il X e il XIV sec., capitale della zona divenne l’attuale Urgench, che fu distrutta a sua volta da Tamerlano.

La città crebbe d’importanza di nuovo all’inizio del ‘500, quando divenne un importante mercato di schiavi, che per tre secoli segnò la sua storia. All’inizio del ‘700 il Khan dell’epoca riuscì a sfuggire alla conquista russa di Pietro il Grande, cosa che invece non riuscì al suo successore nbel 1873, quando l’esercito russo annesse definitivamente la città all’impero sovietico.


    

La  parte antica della città (che è stata inserita dall’Unesco nell’elenco dei luoghi considerati “Patrimonio dell’umanità) si chiama Ichon-Qala ed è circondata da una lunga e possente cinta di mura di fango, lunghe 2,5 Km e aperte da quattro porte.


La più importante è quella occidentale, detta Ota Darvoza, cioè “Porta del Padre


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