VALLE D’AOSTA (1.a PARTE)

Un punto d’incontro tra la cultura centroeuropea e il mondo mediterraneo, una valle incantata, solcata dalla Dora Baltea e circondata dalle più alte montagne d’Europa. Ricca d’antichi ghiacciai, ambienti naturali straordinari, preziose testimonianze storiche e artistiche. Questa è la Valle d’Aosta, la più piccola regione italiana (poco più di 3200 chilometri quadrati), e la meno popolata: 118 mila abitanti.

La storia e l’economia della Valle d’Aosta sono sempre state legate al ruolo che hanno ricoperto i valichi alpini del Grande e Piccolo San Bernardo, controllati nel fondovalle dalla città di Aosta.

Ma la storia antica di questa regione affonda le sue radici nel Neolitico, quando furono popolati i terrazzamenti glaciali della valle principale. Due secoli prima di Cristo appaiono i famosi Salassi, una popolazione fiera e bellicosa, che non tardò a venire in conflitto con Roma, che guardò subito con interesse a quella terra che rappresentava il transito obbligato verso nuove conquiste. I Salassi furono battuti dopo decenni di battaglie, finché, nel 25 DC, fu fondata Augusta Praetoria, l’attuale Aosta, all’epoca il più popolato “castrum” delle Alpi, circa 9000 abitanti. Poi toccò ai Burgundi, ai Goti, ai Bizantini. E in seguito ai Franchi, ai Carolingi fino alle numerose signorie feudali.

Dall’XI secolo anche i Savoia vantarono diritti feudali sulla Valle, che, nel 1416, divenne un ducato dotato di autogoverno politico, mantenuto fino alla Rivoluzione Francese. Anche con lo Stato Sabaudo si conservarono il dialetto franco-provenzale e la lingua francese. Con la costituzione del regno d’Italia il problema dell’autonomia trovò il suo sbocco nello statuto speciale del 1948, che riconosce alle Valle d’Aosta una particolare autonomia legislativa, amministrativa e fiscale.

E’ proprio il capoluogo, Aosta, una delle maggiore testimonianze di questa storia così ricca. 36.000 abitanti, 583 metri di altitudine, la città è sovrastata dalla mole del monte Emilius.

Delle sue origini abbiamo testimonianze che risalgono al 3000 AC, e già i Romani, come ricordavamo, ne avevano compreso l’importanza.

E’ un grande monumento romano, perfettamente conservato, che accoglie ancor oggi i visitatori all’ingresso della città, il solenne arco di Augusto. Il maestoso arco trionfale, eretto proprio per celebrare la vittoria sui Salassi è sicuramente uno dei più belli e meglio conservati di quelli fuori Roma.

Entriamo quindi nella città vecchia, percorrendo Via S. Anselmo, e scopriamo il più importante complesso medievale cittadino, Sant’Orso. Domina la piccola piazzetta il maestoso campanile romanico, risalente al 1131. Al suo fianco, l’antica collegiata, eretta fin dal X secolo, la cui struttura attuale risale al 1500. La facciata della chiesa, dedicata a S. Orso (il vescovo patrono di Aosta), è impreziosita da un bellissimo portale gotico. L’interno, anch’esso di aspetto gotico, presenta belle volte a crociera, interessanti affreschi e un bellissimo coro ligneo intagliato della fine del ‘400.

Riprendiamo la nostra passeggiata per Via S. Anselmo per giungere ad un altro grandioso complesso monumentale romano, la Porta Pretoria. La porta, formata da un doppio ordine di tre arcate, dava accesso alla città a chi proveniva da valle, e si presenta ancor oggi come un bastione di eccezionale solidità, che dà un’evidente idea dell’imponenza delle strutture difensive della città romana.

Altro spettacolare esempio di architettura romana è poi il teatro che, all’epoca, poteva ospitare oltre 4.000 spettatori.

Cuore di Aosta è la splendida Piazza Chanoux, dedicata appunto a Emilio Chanoux, uno dei padri fondatori dell’autonomia valdostana e ritrovo da sempre di una popolazione simpatica e attiva.

Alle spalle della piazza scopriamo poi la cattedrale, dedicata a S. Giovanni Battista. Ha anch’essa origini romaniche, anche se l’attuale facciata, in stile neoclassico, risente dei numerosi rifacimenti subiti nel passato.

Aosta, in effetti, è una piccola città alpina, che racchiude, però, un vero e proprio scrigno monumentale e artistico. Così, anche nei dintorni si scoprono continue tracce della romanità e delle sue tradizioni architettoniche. Come ad esempio il ponte di Pondel, un’arcata mozzafiato perfettamente conservata, che attraversa il torrente Grand’‹yvia da un’altezza di oltre 50 metri.

Tracce inconfondibili della storia valdostana sono gli oltre 100 castelli medievali, torri e fortezze distribuite in tutta la regione. Iniziamo da uno dei più belli e imponenti, Verrès, costruito nel XIV secolo dai conti di Challant.

Tipico esempio di fortezza monoblocco a pianta quadrata, per la grandiosità degli spazi interni e la forza delle forme architettoniche è una splendida testimonianza dell’altissimo livello raggiunto nel medioevo dall’arte costruttiva bellica.

Costruito nella seconda metà del XIII secolo, il castello di Issogne, anch’esso appartenuto ai conti di Challant, conserva al suo interno interessantissime vestigia artistiche, come la bellissima fontana ottagonale e gli affreschi nelle lunette del portico.

Il castello di Fenìs è sicuramente uno dei più noti e spettacolari. Di forma pentagonale, è un vero capolavoro dell’arte costruttiva feudale e fu eretto a partire dal XIII secolo dagli Challant. Pur avendo una struttura e un aspetto assai bellicoso ed imponente, il castello fu per secoli dimora civile e giurisdizionale del feudo degli Challant, e i suoi interni, perfettamente conservati, ci danno un bell’esempio di come dovesse essere la vita dell’epoca. Splendido ed elegante, nella sua semplicità, è il cortiletto che dà accesso ai locali interni. Tutte le pareti, le scale, i ballatoi, sono ravvivate da affreschi attribuiti alla scuola di Giacomo Jaquerio (prima metà del ‘400), e che raffiguranosanti e scene di vita rurale

Ma molti altri sono i fortilizi che dominano le valli. Una posizione unica occupa quello di Aymavilles, affacciato su uno strepitoso panorama sulla vallata. Fu eretto in forma perfettamente quadrata con torri angolari da Aimone di Challant nel XIV secolo, sui resti di una casa-forte del secolo precedente. Nel ‘700 un radicale intervento lo trasformò in dimora civile dallo stile composito, con caratteristiche logge e decorazioni vagamente barocche.

Il castello di St. Pierre è quello poi che colpisce sicuramente di più per le sue eleganti forme, che lo fanno spiccare, con la sua scenografia fiabesca, sulla vallata circostante. In effetti, la parte più antica risale all’XI secolo, mentre l’attuale, pittoresco aspetto, è dovuto ad un bizzarro restauro ottocentesco che l’ha reso, comunque assai suggestivo.

All’interno del castello è custodito un interessante e aggiornato museo regionale di scienze naturali, con splendide collezioni di flora, fauna e minerali, e affascinanti ricostruzioni di ambienti alpini.

In effetti, è proprio la grande natura ad essere la protagonista assoluta della regione, avvolgendo il visitatore con mille angoli e scorci sempre diversi. In pochi luoghi d’Italia il territorio è così rispettato e protetto come in Valle d’Aosta.

Fra i tanti primati di questa terra, un altro può andare a suo vanto, la costituzione del primo parco nazionale italiano, quello del Gran Paradiso. Costituito nel 1922, il parco occupa una zona definita ‘reale riserva di caccia’ nel 1856, sulla quale, già nel 1821, Thaon di Revel, conte di Pralungo e luogotenente generale di sua maestà, aveva vietato, ai fini della conservazione, la caccia allo stambecco.

Oggi il parco si estende per oltre 70.000 ettari e rappresenta una delle più importanti aree protette italiane, con circa 60 ghiacciai, laghetti e cascate d’ogni tipo, oltre a centinaia di specie animali e vegetali.

L’animale più rappresentativo, divenuto oramai l’emblema stesso del parco, è lo stambecco, ma anche il camoscio è uno dei mammiferi più caratteristici. Molto numerose poi le marmotte, piccoli carnivori come l’ermellino, la martora, il tasso. Oltre ai molti rapaci come le aquile reali, è stato avvistato anche il raro gipeto.

La flora straordinaria ha portato perfino ad istituire nel 1955, all’interno del parco, il giardino botanico Paradisia, nei pressi di Cogne, tuttora attivo e visitabile. Nel parco rientra la vetta del Gran Paradiso, 4010 m, l’unico 4000 interamente in territorio italiano, meta di alpinisti di tutta Europa. Ma non solo l’alpinismo e l’escursionismo sono gli sport da praticare in questa natura incontaminata. D’inverno, ad esempio, si possono compiere lunghe escursioni con le racchette da neve, oppure, nella stagione estiva, con mountain bike o con i cavalli.

Il Gran Paradiso, pur se il più importante, non è certo l’unica zona tutelata della regione. Ben 3/5 del territorio della Valle d’Aosta, infatti, sono aree protette, Come quella del Monte Avic, un interessante parco regionale di circa 3500 ettari, e altre riserve istituite dalla regione in aree di grande pregio naturale, controllate con competenza dal corpo forestale regionale.

L’interesse principale per queste montagne, per i ghiacciai e le pareti di roccia, viene però dagli alpinisti, che si cimentano su percorsi che vanno da quelli più facili fino alle esperienze che hanno segnato la storia dell’alpinismo. In particolare nel gruppo del Monte Bianco, dove in tutte le stagioni, con prudenza e attenzione, è possibile praticare arrampicate su roccia e ghiaccio, con vari stili. Sempre circondati da un’organizzazione antica, che offre guide, soccorso alpino e innumerevoli, splendidi rifugi, dotati spesso di ogni comfort e collocati sempre in angoli di sogno.

Una pratica molto diffusa di arrampicata è il free-climbing, i cui seguaci potranno migliorarne le tecniche approfittando della parete artificiale attrezzata più grande del mondo, situata nel palazzo dello sport di Courmayeur.

E sempre a Courmayeur, ai piedi del monte Bianco, sorge un suggestivo museo dedicato alle guide alpine, uomini che hanno spesso dedicato la loro vita alla montagna, salvandone in cambio tante altre.

In un mondo dominato dalla natura, non potevano mancare le emozioni destinate ai più avventurosi. Ecco allora l’opportunità di uno sport straordinario, il rafting. I tanti torrenti che si precipitano dall’alto dei 4000 al fondovalle, permettono a tutti di lanciarsi con il gommone fra le rapide, seguiti da esperte guide nella massima sicurezza, in uno sport che richiede alcune ore di grande impegno fisico, ma offre nel frattempo la possibilità di provare emozioni molto forti. La particolare abbondanza di acqua e la conformazione dei fiumi fanno della Valle d’Aosta una delle migliori località d’Europa per questo sport, insieme con altri divertimenti acquatici analoghi, come la canoa o l’hydrospeed.

L’artigianato è un altro tassello che contribuisce a formare quel mosaico di tradizioni che è la Valle d’Aosta. Legno, metalli, pietre, che nascono in questa regione, sono lavorati secondo tecniche e stili inconfondibili, ricercati anche in altri Paesi europei.

Ecco allora magistrali artisti del legno, scultori, incisori, i cui prodotti sono spesso esportati, andando a formare preziosi e unici pezzi di arredamento.

Una lavorazione particolare ed unica è poi quella delle grolle. Si tratta di tipici boccali di legno, spesso scavati e scolpiti a mano con motivi e decorazioni d’origine medievale, il cui nome, sembra, deriva addirittura dalla tradizione del Sacro Graal, la coppa in cui bevve Gesù nell’Ultima Cena. Il loro uso, insieme alla coppa dell’amicizia (un altro recipiente di legno dai cui numerosi beccucci si beve, a turno, caffè caldo aromatizzato col liquore), è nato proprio per vivere in gruppo e in allegria, cementando quella cordialità ed ospitalità che fa da sempre di questa terra un mondo cordiale e felice.

E per finire l’antichissima e raffinata lavorazione dei pizzi, celebri soprattutto a Cogne, ed eseguiti da abilissime donne che si tramandano di madre in figlia una tradizione antichissima e suggestiva.

Insomma, proposte e opportunità per tutti, dall’arte agli sport d’avventura, per conoscere una regione dove ambiente, tradizioni e cultura si fondono in una sapiente e invitante miscela.

 

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