VALLE D’AOSTA (2.a parte)

 


Le montagne della Valle d’Aosta, le più alte d’Europa, sono anche le più celebri, quelle che hanno legato il loro nome alla storia dell’alpinismo e delle popolazioni di queste valli. Il monte Bianco, il monte Rosa, il Gran Paradiso, il Cervino: vette irraggiungibili, luoghi di sogni e d’avventure in scenari da fiaba. Profili inconfondibili come quello del Cervino, ai cui piedi troviamo una delle località turistiche più note e frequentate delle Alpi, Cervinia. Un luogo dove lo sci regna incontrastato. 200 chilometri di piste, infatti, rendono questa località un vero e proprio paradiso per chi ama la neve anche negli stili più inconsueti, carving, telemark, snowboard, collegando queste piste a quelle di Zermatt, nel Vallese.

La località, nella stagione estiva, offre anche altri sport, come il golf o la pesca sportiva, ma non dimentica lo sci neppure ad agosto, dove sul Plateau Rosa, a circa 3500 m, si trovano chilometri di piste per divertirsi sulla neve anche a ferragosto, senza rinunciare all’abbronzatura.

E per i più audaci ecco la tecnologia più moderna, l’eliski, l’elicottero che permette di raggiungere vette altissime, da cui lanciarsi con emozione verso discese mozzafiato.

Il Monte Bianco, che può essere visitato alle quote più alte grazie alla sua spettacolare e celebre funivia, che collega Courmayeur a Chamonix, in Francia, è un’altra meta obbligata, e non solo per la neve.

Punto di sosta classico è la terrazza di punta Helbronner, a quasi 3500 metri di quota, appoggiata sulle nuvole proprio sopra il più celebre rifugio delle Alpi, il rifugio Torino, da cui lo sguardo si lancerà in un’immagine vertiginosa su cime infinite che sembrano spuntare dal cielo.

Scendiamo di nuovo a valle ed entriamo in una località celebre a livello internazionale, Courmayeur. Notissima per lo sci e per le mitiche piste, con paesaggi che fondono la natura con i segni dell’uomo, l’elegante cittadina invita ad una vacanza di prestigio ed estremo comfort, offrendo, inoltre, innumerevoli impianti sportivi per praticare qualsiasi attività, dal nuoto alle palestre, dal pattinaggio e l’hockey su ghiaccio al tennis.

Per gli amanti di emozioni diverse (pur se ugualmente forti), un’opportunità mondana da non perdere sarà poi Saint Vincent, la deliziosa cittadina resa celebre dal suo casino, il più grande d’Europa,

Ma la Valle d’Aosta non è da scoprire solo nelle più celebri località internazionali. Tutta la regione è un immenso parco, dove la presenza, discreta ed alacre dell’uomo nei secoli, ha portato magicamente ad un connubio raro da ritrovarsi in un mondo dove la natura è spesso violentata in tutti i modi. In questo senso per capire veramente questa regione, bisognerà girovagare per le sue valli, entrare nei suoi borghi montani, dove la semplicità e l’eleganza sono un punto d’onore, pari solo alla cordialità e alla straordinaria ospitalità della gente che si incontrerà.

Impariamo allora ad ammirare i segni lasciati dal tempo e dalla storia nei piccoli comuni, l’architettura tradizionale ancora conservata e rivitalizzata come simbolo della civiltà, l’orgoglio di proseguire nelle proprie tradizioni, fatte di rispetto per i cicli della natura e dell’utilizzo parsimonioso dei frutti e dei materiali che da essa ci sono donati, come la pietra e il legno. Una lezione continua di vita che ci viene anche dai borghi più piccoli e isolati, quelli, a volte, abitati da poche famiglie, tenacemente legate alla loro terra e alla loro storia.

Una storia, quella della Valle d’Aosta, fatta principalmente di prodotti naturali, come quelli derivanti dall’allevamento di una particolare razza di mucca, la mucca valdostana, un animale amato e rispettato, che rappresenta la base della catena alimentare della regione.

Vagare quindi per la regione, significa perdersi in infinite emozioni visive, tutte diverse eppure tutte rese uniformi da un particolarissimo stile, che rende sempre simili le varie località, dalle cittadine più internazionali ai borghi totalmente sconosciuti.

Ecco allora Introd, Villeneuve, Saint Pierre, Cogne, Arvier, Saint Nicolas, Vens, Gressoney, Champoluc, Fenis, La Thuile e decine e decine di altri centri noti o meno noti, ma tutti, ripetiamo, accomunati da una straordinaria intesa culturale e sociale. Ogni centro ha sempre rispettato un’architettura pratica ed elegante nella sua semplicità. Basti guardare i tetti, tutti costruiti con una particolare pietra che, nella sua uniformità, conferisce ad ogni paese uno stile inconfondibilmente valdostano. Uno stile, sia detto per inciso, che costa caro, dal momento che il materiale ha un prezzo decisamente superiore alle banali tegole e per di più, a causa del suo peso, obbliga a costruzioni più solide, ma che è mantenuto maniacalmente in tutta la regione, quasi a voler ricordare sempre al visitatore l’orgoglio di appartenere ad una terra unita e dalla storia antica.

E poi le tradizioni, come le lavorazioni artigianali dei prodotti classici, dal burro ai formaggi. Non sarà allora raro imbattersi in lavorazioni classiche e suggestive, svolte in un ambiente familiare dove tutto, dalle materie prime, agli utensili, dai ritmi alle tecniche impiegate sembra essersi fermato da secoli, come in un rito antico da perpetuare.

Con l’arrivo dell’estate la regione esplode in tutto la sua bellezza e vitalità. I prati tornano verdi e si riempiono dell’animato scampanio delle mandrie che pascolano, in un’immagine che è oramai un simbolo stesso della valle. E’ un animale rispettato come pochi, la mucca valdostana, bellissimo e socievole, addirittura protagonista di una delle più celebri tradizioni della regione, la cosiddetta battaglia delle “reines”, le regine. Si tratta di scontri fra vari campioni, fino all’elezione, appunto, della regina. Un ennesimo simbolo del forte attaccamento dei valdostani alla loro cultura popolare. Gli scontri sono assolutamente incruenti, dal momento che l’indole di questi animali è buona, proprio come lo straordinario latte che producono, il solo adatto alla fabbricazione di uno dei formaggi più celebri e gustosi del mondo.

La fontina, infatti, marchio con denominazione di origine protetta, è certamente una delle tentazioni gastronomiche valdostane più seducenti. E’ un formaggio prodotto con latte intero, a pasta semicotta, con elevatissimo valore nutritivo e proteico, apprezzato in tutta Europa e anch’esso prodotto con attrezzi e tecniche semplici e codificate da secoli di esperienza.

Ma tutta l’enogastronomia della Valle d’Aosta è ormai riconosciuta come una delle principali attrattive di questa terra di montagna. Oltre alla fontina, apprezzatissime sono le tome, un formaggio più magro, poi il lardo di Arnad, lo jambon de Bosses, i grandi vini (di cui circa 25 vantano il marchio doc), distillati come il génepy o le infinite grappe che nascono dai vitigni valdostani, spesso aromatizzate con fantasia. Da questi ingredienti nascono i piatti più apprezzati, in origine pasti contadini, oggi rinomati assaggi per i palati più esigenti, dove si riescono a conservare ricette centenarie e prodotti immutati nella loro genuinità.

Una genuinità di vita che si manifesta in mille occasioni, in fiere e incontri, occasioni per far festa, per divertirsi, come usano da sempre fare le popolazioni della montagna. Feste, sagre e danze tematiche, dalla panna al legno, dalla grappa alla fontina, tutte occasioni per rinnovare amicizie e scatenare l’allegria.

Momenti aperti a tutti gli abitanti e gli ospiti della Valle d’Aosta, a tutti coloro che vogliano condividere la suggestione di questa terra, e assaporarne l’antica, ricca semplicità di un tempo.

Come questa cui stiamo assistendo all’ombra della splendida mole del Castello di Aymaville. Una bellissima riunione di gruppi folcloristici provenienti da ogni parte della regione, che mostrano tutta l’eleganza, l’arte, la gioia di vivere di un popolo semplice ed orgoglioso, gli abitanti di una piccola, grande terra che è sempre difficile dimenticare.

Le montagne della Valle d’Aosta, le più alte d’Europa, sono anche le più celebri, quelle che hanno legato il loro nome alla storia dell’alpinismo e delle popolazioni di queste valli. Il monte Bianco, il monte Rosa, il Gran Paradiso, il Cervino: vette irraggiungibili, luoghi di sogni e di avventure in scenari da fiaba. Profili inconfondibili come quello del Cervino, ai cui piedi troviamo una delle località turistiche più note e frequentate delle Alpi, Cervinia. Uno dei comprensori della Valle d’Aosta dove lo sci regna incontrastato. 200 chilometri di piste, infatti, rendono questa località un vero e proprio paradiso per chi ama la neve anche negli stili più inconsueti, carving, telemark, snowboard, collegando queste piste a quelle di Zermatt, nel Vallese.

La località, nella stagione estiva, offre anche altri sport, come il golf o la pesca sportiva, ma non dimentica lo sci neppure ad agosto, dove sul Plateau Rosa, a circa 3500 m, si trovano chilometri di piste per divertirsi sulla neve anche a ferragosto, senza rinunciare all’abbronzatura.

E per i più audaci ecco la tecnologia più moderna, l’eliski, l’elicottero che permette di raggiungere vette altissime, da cui lanciarsi con emozione verso discese mozzafiato.

Il Monte Bianco, che può essere visitato alle quote più alte grazie alla sua spettacolare e celebre funivia che collega Courmayeur a Chamonix, in Francia, è un’altra meta obbligata per la neve, e non solo. Punto di sosta classico è la terrazza di punta Helbronner, a quasi 3500 metri di quota, appoggiata sulle nuvole proprio sopra il più celebre rifugio della Alpi, il rifugio Torino, da cui lo sguardo si lancerà in un’immagine vertiginosa su cime infinite che sembrano spuntare dal cielo.

Scendiamo di nuovo a valle ed entriamo in una località celebre a livello internazionale, Courmayeur. Notissima per lo sci e per le mitiche piste, con paesaggi che fondono la natura con i segni dell’uomo, l’elegante cittadina invita ad una vacanza di prestigio ed estremo comfort, offrendo, inoltre, innumerevoli impianti sportivi per praticare qualsiasi attività, dal nuoto alle palestre, dal pattinaggio e l’hockey su ghiaccio al tennis. Per gli amanti di emozioni diverse (pur se ugualmente forti), un’opportunità mondana da non perdere sarà poi Saint Vincent, la deliziosa cittadina resa celebre dal suo casino, il più grande d’Europa,

Ma la Valle d’Aosta non è da scoprire solo nelle più celebri località internazionali.

Tutta la regione è un immenso parco, dove la presenza, discreta ed alacre dell’uomo nei secoli, ha portato magicamente ad un connubio raro da ritrovarsi in un mondo dove la natura è violentata in tutti i modi. In questo senso per capire veramente questa regione, bisognerà girovagare per le sue valli, entrare nei suoi borghi montani, dove la semplicità e l’eleganza sono un punto d’onore, pari solo alla cordialità e alla straordinaria ospitalità della gente che si incontrerà.

Impariamo allora ad ammirare ai segni lasciati dal tempo e dalla storia nei piccoli comuni, l’architettura tradizionale ancora conservata a rivitalizzata come simbolo della civiltà, l’orgoglio di proseguire nelle proprie tradizioni, fatte di rispetto per i cicli della natura e dell’utilizzo parsimonioso dei frutti e dei materiali che da essa ci vengono donati, come la pietra e il legno. Una lezione continua di vita che ci viene anche dai borghi più piccoli e isolati, quelli, a volte, abitati da poche famiglie, tenacemente legate alla loro terra e alla loro storia.

Una storia, quella della Valle d’Aosta, fatta principalmente di prodotti naturali, come quelli derivanti dall’allevamento di una particolare razza di mucca, la mucca valdostana, un animale amato e rispettato, che rappresenta la base della catena alimentare della regione. Vagare quindi per la regione, significa perdersi in infinite emozioni visive, tutte diverse eppure tutte rese uniformi da un particolarissimo stile, che rende sempre simili le varie località, dalle cittadine più internazionali ai borghi totalmente sconosciuti.

Ecco allora Introd, Villeneuve, Saint Pierre, Cogne, Arvier, Saint Nicolas, Vens, Gressoney, Champoluc, Fenis, La Thuile e decine e decine di altri centri noti o meno noti, ma tutti, ripetiamo,  accomunati da una straordinaria intesa culturale e sociale. Ogni centro ha sempre rispettato un’architettura pratica ed elegante nella sua semplicità. Basti guardare i tetti, tutti costruiti con una particolare pietra che, nella sua uniformità, conferisce ad ogni paese uno stile inconfondibilmente valdostano. Uno stile, sia detto per inciso, che costa caro, dal momento che il materiale ha un prezzo decisamente superiore alle banali tegole e per di più, a causa del suo peso, obbliga a costruzioni più solide, ma che è mantenuto maniacalmente in tutta la regione, quasi a voler ricordare sempre al visitatore l’orgoglio di appartenere ad una terra unita e dalla storia antica.

E poi le tradizioni, come le lavorazioni artigianali dei prodotti classici, come il burro e i formaggi. Non sarà allora raro imbattersi nel ciclo familiare di lavorazioni classiche e suggestive, dove tutto, dalle materie prime, agli utensili, ai ritmi e alle tecniche impiegate sembra essersi fermato da secoli, come in un rito antico da perpetuare.

E’ poi con l’arrivo dell’estate che la regione esplode in tutto la sua bellezza e vitalità. I pascoli tornano verdi e si riempiono dell’animato scampanio delle mandrie che pascolano. E’ un animale rispettato come pochi, la mucca valdostana, bellissimo e socievole, anche se una celebre tradizione perpetua ogni ottobre, lo spettacolo della cosiddetta battaglia delle “reine”, le regine. Si tratta di scontri fra vari campioni, fino all’elezione, appunto, della regina. Un ennesimo simbolo del forte attaccamento dei valdostani alla loro cultura popolare. Gli scontri sono assolutamente incruenti, dal momento che l’indole di questi animali è buona, proprio come lo straordinario latte che producono, il solo adatto alla fabbricazione di uno dei formaggi più celebri e gustosi del mondo. La fontina, infatti, marchio con denominazione di origine protetta, è certamente una delle tentazioni gastronomiche valdostane più seducenti. E’ un formaggio prodotto con latte intero, a pasta semicotta, con elevatissimo valore nutritivo e proteico, apprezzato in tutta Europa e anch’esso prodotto con attrezzi e tecniche semplici e codificate da secoli di esperienza.

Ma tutta l’enogastronomia della Valle d’Aosta è ormai riconosciuta come una delle principali attrattive di questa terra di montagna. Oltre alla fontina, apprezzatissime sono le tome, un formaggio più magro, poi il lardo di Arnad, lo jambon de Bosses, i grandi vini (di cui circa 25 vantano il marchio doc), distillati come il génepy o le infinite grappe che nascono dai vitigni valdostani, spesso aromatizzate con fantasia.

Da questi ingredienti nascono i piatti più apprezzati, in origine pasti contadini, oggi rinomati assaggi per i palati più esigenti, dove si riescono a conservare ricette centenarie e prodotti immutati nella loro genuinità.

Una genuinità di vita che si manifesta in mille occasioni, in fiere e incontri, occasioni per far festa, per divertirsi, come usano da sempre fare le popolazioni della montagna. Feste, sagre e danze tematiche, dalla panna al legno, dalla grappa alla fontina, come occasione di amicizia e di allegria. Occasioni aperte a tutti gli abitanti e gli ospiti della Valle d’Aosta, a tutti quelli che vogliono condividere la suggestione di questa terra, e assaporarne l’antica, ricca semplicità di un tempo.

Come questa cui stiamo assistendo all’ombra della splendida mole del Castello di Aymaville. Una bellissima riunione di gruppi folcloristici provenienti da tutta la regione, che mostrano tutta l’eleganza, l’arte, la gioia di vivere di un popolo semplice ed orgoglioso, gli abitanti di una piccola, grande terra che è sempre difficile dimenticare.

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