VENTOTENE (Lazio)

Regia: Gigi Oliviero


Fra le tante isole che costellano i mari italiani, Ventotene presenta alcune caratteristiche che ne fanno un posto davvero speciale. Posta a metà strada fra Ponza e Ischia, l’isola, che fa parte del piccolo arcipelago pontino, ha un’estensione di poco più di un chilometro quadrato, eppure possiede una storia che ben poche isole italiane possono vantare.

Ad essa è legata una storia bellissima, anche se molto triste. Tutto comincia all’epoca del regno di Augusto, il primo imperatore romano, incoronato nel 27 a.C. Fu un grandissimo imperatore, saggio e munifico che riuscì, dopo un periodo tempestoso, a riportare Roma al centro del mondo.


Per porre un freno alla corruzione (anche morale), che stava avvelenando l’urbe, Augusto aveva proclamato una legge per combattere la prostituzione e l’immoralità dilagante, legge che condannava all’esilio chi si macchiasse di reati contro la morale. Il destino volle che anche la sua unica, amatissima figlia, Giulia, avesse un carattere dissoluto e libertino come non mai, tanto da essere additata in tutta Roma come esempio di cattiva condotta. Il grande genitore, non riuscendo a redimerla come padre, fu costretto ad applicare anche per lei quella legge da lui tanto voluta e, con la morte nel cuore, dovette esiliare anche lei. 


Era però sempre un potente monarca, e l’esilio risultò meno duro del solito. Augusto, infatti, decise di inviare Giulia a Ventotene, che era appunto un’isola imperiale e, per adeguare l’ambiente al suo rango (che era pur sempre elevato), provvide a fornire l’isola di alcune…”comodità”. Per cominciare fu costruito un porto, scavando nella montagna più di 60.000 metri quadrati di tufo. Un porto ingegnosissimo che ancor oggi, dopo 2000 anni, è l’unico porto romano rimasto al mondo perfettamente funzionante.


Per l’alloggio della ragazza e dell’immensa schiera di servitù e corte che la seguì sull’isola, fu poi edificata una villa di oltre 2 ettari, dotata di ogni comfort. Dall’acqua (che arrivava tramite cisterne e un apposito acquedotto) sino a ninfei e terme, tutti affacciati affacciate sul mare. Un piccolo paradiso, insomma, dove la fanciulla, secondo i più maligni storici, continuò a vivere la sua vita “spensierata” fino alla sua morte, avvenuta nel 14 d.C.


Oggi un piccolo, suggestivo museo, ricorda ancora i fasti della colonizzazione romana, insieme a bellissimi reperti rinvenuti nei fondali dell’isola.


 

Altre belle testimonianze romane sono le cisterne, grandi serbatoi d’acqua sulla cima dell’isola, che non possiede sorgenti proprie, e che riuscivano ad approvvigionare d’acqua il porto e Villa Giulia. E infine le ingegnose peschiere, ricavate dallo scavo del porto, in cui i romani allevavano ogni specie di pesce, comprese le murene, di cui andavano letteralmente pazzi.


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