VITERBO

 


Una possente cinta di mura lunga oltre 5 chilometri avvolge ancora il cuore di Viterbo, una città le cui avventure storiche ne fecero per secoli il teatro di lotta fra poteri contrastanti e possenti: re e imperatori, papi e cardinali hanno impregnato come non mai la vita di questa città, la cui visita è fondamentale per conoscere una parte importantissima della storia italiana.

Le grandi mura sono aperte da sette porte, alcune delle quali ancora in splendide condizioni, come Porta Fiorentina.

San Francesco è una chiesa gotica, in gran parte ricostruita nel dopoguerra. La sommità di questa collina entrò a far parte della città, e inserita nella cinta muraria, nel 1210. La chiesa, con l’annesso convento, sorse intorno al 1236. Ha subito nei secoli innumerevoli trasformazioni e, dopo la devastazione dell’ultima guerra, fu ricostruita nel 1953. Nell’alta facciata spicca il portale, ricomposto con le colonnine tortili di quello originario. Nell’angolo destro c’è il pulpito del XV secolo da cui aveva predicato S. Bernardino da Siena. L’interno è a una navata a croce latina e termina con un’unica abside quadrata, illuminata da una bifora gotica. Archi a sesto acuto su colonne reggono il tetto a capriate. Al centro della parete sinistra c’è la lapide tombale del cardinale Marco Parentezza, teologo di Viterbo nato nel 1369. Accanto la Madonna e santi, tela di anonimo e un affresco raffigurante Cristo deposto nel sepolcro entrambi del XV secolo. Alla parete destra S. Antonio e S. Rosa che offrono la città di Viterbo a Cristo, del XV secolo.

Nel braccio destro del transetto ci sono gli avanzi del sepolcro di S. Pietro di Vico, prefetto di Roma morto nel 1268. Alla parete sinistra il sepolcro di Adriano V (Ottobono de’ Fieschi da Genova, posto da Dante tra gli avari nel Purgatorio). E’ di stile gotico, opera di notevole eleganza ed armonia, impreziosito di mosaici cosmateschi.

Nel braccio sinistro del transetto il sepolcro di Clemente IV, nella parete destra, di forme gotiche ed eleganti. Alla sua base c’è il sepolcro del cardinale Pierre Le Gros de Saint-Gilles, nipote di Clemente IV. Subito dopo c’è un altare rinascimentale. Nella parete di fondo la tomba gotica del cardinale Gerardo Landriano. Nella parete sinistra una pietra tombale senza epigrafe e la pietra tombale del cardinale Vicedomino Vicedomini da Piacenza, il quale secondo una falsa leggenda fu creato papa col nome di Gregorio XI e morì il giorno dell’elezione.

Una di queste è Porta Romana, un importante punto del traffico cittadino: vi convergono la circonvallazione, la strada dei Monti Cimini e via Garibaldi che sale dal centro della città. Sulla porta si vedono ancora le scalfitture dovute alle cannonate dei Francesi (1798).

A destra della porta il campanile e l’abside di S. Sisto. Chiesa romanica della seconda metà dell’IX secolo, ampliata tra il XII e il XIII secolo, con l’inserimento dell’abside nelle mura. Fu gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra, ed è stata ricostruita nelle originarie forme romaniche. E’ composta di una parte bassa e da un transetto inserito successivamente. A questo si appoggia il resto del primitivo campanile del sec. IX, con una trifora; dietro, su una torre, s’alza il campanile del XII secolo. L’abside è di tipo lombardo semicircolare. All’interno è divisa in 3 navate con 10 colonne con interessanti capitelli. Singolare la forma della 5° colonna destra, formata da un fascio di semicolonne e della 5° sinistra, composta anch’essa di semicolonne curiosamente inclinate. Un’altra scalinata di 17 gradini conduce al presbiterio, diviso in 3 navate e terminante in 3 absidi. All’inizio della navata destra c’è un’ara romana adorna di bassorilievi e usata un tempo per il battesimo ad immersione. Nella navata sinistra il Tabernacolo dell’Olio Santo del ‘400. L’altare maggiore è formato con frammenti architettonici dei secoli IV e V; alla sua destra, contro la parete, una tavola a fondo dorato: la Madonna col Bambino, e i SS. Nicola, Girolamo, Giovanni Battista, Sisto Papa, Felicissima, Lorenzo, di Neri di Bicci.

Si segue per la via Garibaldi e si arriva in piazza Fontana Grande, di forma triangolare. La fontana che la orna è la più vasta, la più originale e antica fra quelle di Viterbo. Anticamente chiamata Fons Sepalis, forse per una siepe che la circondava, fu iniziata nel 1206 da Bertoldo e Pietro di Giovanni, e compiuta nel 1279. Fu restaurata nel 1424 da Benedetto da Perugia. La fontana è formata da una vasca a croce greca, da cui si leva uno stelo che porta a due tazze sovrapposte e termina con un pinnacolo. E’ alimentata dalle acque di un acquedotto romano che partiva dalla chiesa di S. Maria in Gradi e arrivava nella villa di Mummio Nigro Vigeto dopo 6 miglia.

Piazza del Plebiscito fin dal Medioevo uno dei due poli della vita di Viterbo, quello politico-amministrativo. La piazza venne aperta verso la metà del XIII secolo, è cinta su 3 lati da edifici sorti per ospitare le magistrature comunali, che pur essendo stati rimaneggiati nei secoli, hanno mantenuto la destinazione pubblica: il Palazzo Comunale (già chiamato dei Priori), il Palazzo della Podestà (sormontato da una torre) e il Palazzo della Prefettura, ornati agli spigoli da colonne reggenti un leone, guelfo, stemma di Viterbo.  Sul quarto lato della piazza sorge la chiesa di S. Angelo in Spata.

Il Palazzo Comunale fu cominciato nel 1460 e compiuto nel ‘500; è aperto da un arioso porticato su robuste colonne dai bei capitelli. Ha 2 ordini di finestre, guelfe nel primo e centinate nell’altro. Tra i due è collocato lo stemma di Sisto IV della Rovere, sotto il cui pontificato iniziarono i lavori del palazzo. Il braccio nuovo del palazzo è della fine del XVII secolo. Il cortile ha un portico a 5 campate e un loggiato architravato nel lato dell’ingresso. Nel lato sinistro 6 coperchi di sarcofagi etruschi. In fondo c’è una fontana del ‘600. Al primo piano c’è la Cappella del Comune. A sinistra c’è la Sala della Madonna, segue la Sala Regia o Erculea. Si passa poi alla Sala del Consiglio. Infine la Sala dei Paesaggi. Nel braccio nuovo del Palazzo la Sala dell’Aurora e la Sala dei Matrimoni.

Il Palazzo del Podestà fu eretto nel 1264, ma poi ampiamente rimaneggiato, sormontato da una torre di 44 metri, alzata su una precedente nel 1487. Sul lato opposto il Palazzo della Prefettura occupa un antico palazzo ristrutturato nel 1771 come sede del delegato apostolico. Sulla piazza si trova inoltre la chiesa di S. Angelo in Spata, eretta nel periodo romanico, trasformata nel 1746. Semplice la facciata a capanna sulla quale è applicato un sarcofago romano, detto la tomba della bella Galiana.

Maria Nuova è una chiesa romanica del XII secolo, tra le più interessanti di Viterbo. Fu modificata a più riprese dal ‘500 e poi è stata riportata alle sue forme primitive con i restauri iniziati nel 1907. La facciata è semplice, con un portale sormontato dalla testa di Giove e a sinistra, un pulpito sorretto da una colonna dalla quale predicò Tommaso d’Aquino. L’in terno è diviso in 3 navate, quella centrale è molto slanciata, divise da 12 colonne dai bei capitelli e terminante in 3 absidi poco pronunciate. Il soffitto è a capriate, decorato nel ‘400. Ai lati dell’altare maggiore delle inferriate nel pavimento mostrano la cripta. Nella navata destra una tavola mediocre, la Madonna in trono tra i SS. Bartolomeo e Lorenzo (‘400), in due nicchie successive Cristo crocefisso tra la Madonna e i SS. Giovanni, Barbara, Nicola e devoto, affesco del 1293. Al termine della parete il tabernacolo dell’Olio Santo rinascimentale. Nell’abside destra una tavola del secolo XV raffigura la Madonna in Trono con Bambino e santi. Nell’abside sinistra un pregevole trittico di scuola romana dell’inizio del XIII secolo. Da una porticina nella navata destra si accede ad un piccolo chiostro romanico del XII secolo.

You might be interested in