ZANZIBAR (2a parte)

Regia: Gigi Oliviero – Stefano Carbone


            

Siamo all’estremo nord dell’isola di Zanzibar e navighiamo lentamente in un mare di cobalto. La celebre isola africana è da tempo meta ambita di vacanze splendide e diverse, ed una delle maniere migliori per vivere la sua natura è appunto quella di costeggiarla in barca.


Momento classico di relax è la pesca alla traina, e qui, certo non occorre aspettare molto per festeggiare splendide prede.


  

Piccole, meravigliose isole coralline ci sfiorano, riempendo gli occhi con i colori abbaglianti delle lagune che le accarezzano. La costa che percorriamo si chiama Nungwi ed è un’interminabile distesa di sabbia bianca, orlata da migliaia di palme che si specchiano nell’Oceano Indiano. Ma non dobbiamo aspettarci invasioni turistiche. La natura è quella antica dei tempi dei pirati e dei sultani, che hanno reso leggendaria questa terra. Non mancano certo le comodità. Alberghi semplici e puliti, un moderno centro subacqueo dotato di ogni attrezzatura, ma la vita che ci attende è straordinariamente serena e rilassata, completamente dedicata alla natura.


 

Si socializza facilmente con la popolazione locale, gente semplice e orgogliosa, che sa rispettare l’antico dovere di ospitalità insegnato dai padri. La visita al piccolo villaggio è quanto mai suggestiva. Poche bancarelle e negozietti, la solita confusione, l’apparizione di prede inconsuete, ma che qui sono la normalità. Qualcuno accetta la nostra presenza con una strana ilarità, che rompe il riservato comportamento degli altri, soprattutto le donne. Donne bellissime e fiere, vestite con abiti sgargianti e colorati. E poi, al solito, la bellezza dei bambini, la loro curiosità innocente.


Sulla spiaggia le solite reti ad asciugare e poi la piccola fabbrica artigianale di dhow, le mitiche imbarcazioni risalenti a millenni fa, e ricostruite con le semplici  ma perfette tecniche di un tempo. Le stesse barche si ritrovano in più ore del giorno abbattute sulla sabbia, prive della loro elegante dignità, ferite da escursioni di marea impressionanti, che raggiungono anche i quattro metri, e sottraggono loro quell’acqua che pure è stata per secoli la via per toccare mondi lontanissimi.


        

La sera un altro rito di pesca. Accanto agli uomini che spostano con lunghe pertiche le loro piccole barche, sono le donne questa volta che scendono in acqua, direttamente dalla riva, ancora vestite dei loro sgargianti tessuti, che colorano l’azzurro del mare, riempiendo l’aria di grida eccitate e festose.


      

Ripartiamo alla scoperta dell’isola, per dirigerci verso la costa est. E’ la zona più turistica di tutta Zanzibar, dove sono concentrati gli alberghi ed i villaggi turistici più esclusivi. Strutture modernissime e dotate di ogni comfort, sempre immerse in una natura lussureggiante ed amica.


 

Per trovare momenti di vacanza diversi, però, bisognerà noleggiare una barchetta e fare visita ad alcune piccole isole che costeggiano la terra madre, dove non sarà raro imbattersi in altri ambienti suggestivi e inconsueti. Questa è l’isola di Changuu, una piccola oasi naturalistica dove il visitatore è invitato con fermezza a rispettare in maniera assoluta l’ambiente. L’isola appartiene ad una struttura alberghiera che fa pagare un piccolo pedaggio per sbarcare, destinato ci assicurano, alla tutela ambientale del luogo. La natura è lussureggiante, le spiagge candide e l’interno ricchissimo di vegetazione e animali d’ogni tipo.


Un improvviso incontro con alcune donne locali ci fa scoprire la suggestiva civetteria femminile, che qui ama adornare il corpo con splendidi tatuaggi, anche nei posti più inconsueti…


L’isola è famosa anche per la sua colonia di tartarughe giganti, rettili preistorici e gentili, che non esitano a socializzare con gli invitanti bocconi vengono loro proposti in continuazione…


    

Ma un’altra isola, ancora più esclusiva ci attende, a due ore di barca da Zanzibar City. Siamo sbarcati a Chumbe, una straordinaria riserva naturalistica destinata agli amanti della natura più ecologica. Dodici bungalow attendono non più di una ventina di ospiti, in un ambiente dove è stato eliminato in maniera assoluta ogni segno della nostra civiltà, senza nulla togliere alle comodità più esclusive. Un vero albergo di lusso inserito in una riserva naturale perfetta.

Qui sono infatti banditi televisione e telefono (a parte naturalmente una piccola radio per i collegamenti indispensabili di servizio), non esiste corrente elettrica e tutti i cibi sono assolutamente naturali. Anche le costruzioni (frutto di uno studio architettonico di altissimo livello), sono interamente costruite con materiali ricavati da ciò che offre l’isola: niente mattini e cemento, ma solo legno e foglie di palma. Non esiste neanche un chiodo, sostituito da corde tratte sempre dalle palme.

Per l’acqua si utilizza solo quella piovana, che, dopo essere stata filtrata con ghiaia sottile, viene ingegnosamente incanalata in cisterne sotterranee, dalle quali sarà innalzata sul tetto a forza di braccia. Come energia si utilizzano solo i raggi del sole, per fortuna di un’abbondanza senza limiti, che appositi pannelli solari trasformano in energia a 12 volt, adatta ad un consumo discreto e totalmente privo di inquinamenti. Una piccola stazione di rangers, infine, condurrà gli ospiti alla scoperta delle bellezze naturalistiche della piccola isola: piante e animali rari, uniti a reperti fossili che testimoniano la sua antichissima età.


 

Voliamo ora verso l’ultima tappa del nostro viaggio a Zanzibar: l‘isola di Mafia. Molto conosciuta dai subacquei più esperti, l’isola è stato il primo parco marino istituito in Tanzanìa, ed uno dei primi in assoluto al mondo. Già la scoperta dell’aeroporto ci fa capire le dimensioni turistiche del luogo. E’ sicuramente l’aerostazione più semplice e piccola del mondo, dalla reception al modo di pesare il bagaglio, alla sala d’attesa, fino ai pochi e colorati mezzi di trasporto.

Non mancano comunque centri dove il turista meno adattabile troverà un’accoglienza che, in un luogo così isolato, ha dell’incredibile. Il Pole Pole Resort, infatti, si propone come uno dei villaggi più esclusivi di tutto l’arcipelago. Costruito col coraggio e la tenacia di alcuni ragazzi italiani, il villaggio accoglie meno di 20 ospiti in camere lussuose e modernissime, ma perfettamente inserite in una natura rispettata e protetta come non mai. Un servizio (pranzi compresi…) a cinque stelle, in un ambiente di quelli che si sognano sui depliant turistici più raffinati.

A due passi dall’albergo sarà suggestivo immergersi di nuovo nella realtà della vita locale. Gesti semplici, la solita, sorridente accoglienza, rituali di vita che il consumismo occidentale non ha neanche iniziato a sfiorare. Tranne forse la passione per il calcio, lo sport nazionale da queste parti. Quello che abbaglia di più, comunque, è naturalmente il mare. Essendo l’isola, come dicevamo, un’oasi protetta da decenni, l’habitat marino è quello di uno straordinario acquario e la sua visita, anche per i non esperti sommozzatori, sarà una gioia da ricordare per anni.

Sempre sotto le cure di un’organizzazione molto esperta e accompagnatori di grande simpatia e competenza, ci si avventurerà quindi fra le varie isolette della costa, veleggiando senza le frenesie degli skipper da regata, e con un’ossigenazione fisica e mentale davvero unica.


 

Una piccola comunità abita l’isola: gente semplice e cordiale, dove comunque, a scuola, si tengono anche lezioni in inglese. A sorpresa, nel mezzo della foresta, scopriamo un tocco artistico. Bellissimi quadri naif, i cui splendidi soggetti li fanno sembrare un’appendice visiva della terra che li circonda.


E infine la scoperta forse più inconsueta del nostro viaggio. Una foresta di immensi baobab, intorno ai quali pochi ma volenterosi omini stanno erigendo piccoli e rustici alloggi. E’ stata una coppia di inglesi a sognare di costruire qui un villaggio alla Tarzan. Sempre usando materiali naturali, da diversi anni, con lentezza ma ostinata tenacia, stanno realizzando il loro sogno.

Permettere a chi ha davvero voglia di riscoprire la natura, di vivere dentro di essa, lontani anni luce dagli stress della civiltà. Il capofamiglia, ci ha accolto con calore nella sua casa, semplice e accogliente, raccontandoci la sua vita e i suoi sogni: gli innumerevoli viaggi intorno al mondo, la scoperta di questo luogo lontano e selvaggio, il progetto del villaggio sugli alberi, le indescrivibili difficoltà burocratiche e logistiche che ha incontrato per attuarlo, la certezza di riuscire a costruire qualcosa di realmente unico al mondo. Unico contato con la realtà del mondo cosiddetto “civile” il collegamento ad Internet, cui è addetta la moglie. I due bambini, invece, non sentono affatto la mancanza di quel mondo civilizzato di cui pure hanno sentito parlare. Per loro la felicità è nella magia di una vita semplice e priva di ogni angoscia. E’ la magia che avvolge ogni angolo di questo straordinario lembo di mondo, un mondo che, ne siamo sicuri, sarà davvero difficile riuscire a distruggere.


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